

35. Le premesse alla Rivoluzione.

Da: E. J. Hobsbawm, Le rivoluzioni borghesi, 1789-1848, Il
Saggiatore, Milano, 1963.

Pur appartenendo ad un periodo caratterizzato da rivolgimenti
politici, economici e sociali, la Rivoluzione scoppiata in Francia
si rivel assolutamente eccezionale per il paese in cui si svolse,
per il radicalismo dei suoi atti, per la dimensione europea delle
sue conseguenze. Come afferma lo storico inglese Eric John
Hobsbawm, alla base della sua esplosione vi fu un errato calcolo
politico dell'aristocrazia francese, che si ostin a voler
mantenere, se non ad aumentare, i propri privilegi. Ma i tempi
erano mutati: la nobilt si scontr con le accresciute esigenze
politiche ed economiche della nascente borghesia, maturata grazie
alla cultura illuminista, e con la persistente miseria dei
contadini. Quando il re, spinto dalla crisi finanziaria dovuta
alla inadeguatezza delle entrate rispetto alla dispendiosa
politica di potenza, convoc dopo quasi due secoli gli Stati
Generali degli ordini, il terzo stato (borghesia, artigiani e
contadini), ormai maturo, si eresse come non mai in passato a
protagonista della storia.


L'ultima parte del secolo diciottesimo fu un periodo di crisi per
i vecchi regimi d'Europa e per i loro sistemi economici, e gli
ultimi decenni furono saturi di agitazioni politiche, che talvolta
erano vere e proprie rivolte, di movimenti coloniali per
l'autonomia, che talvolta erano vere e proprie secessioni: e
questo non solo negli Stati Uniti d'America (1776-83), ma anche in
Irlanda (1782-84), in Belgio e a Liegi (1787-90), in Olanda (1783-
87), a Ginevra, e persino - si  osservato - in Inghilterra
(1779). Questo susseguirsi di fermenti politici fu di portata cos
vasta che alcuni storici recenti hanno parlato di un'ra di
rivoluzioni democratiche, [lo storico Jacques Godechot ha
individuato quel periodo di rivoluzioni che inizia dalla rivolta
americana e termina con i moti del 1848], di cui quella francese
non fu che un esemplare, anche se il pi drammatico e il pi
imponente.
Questa osservazione non manca di un certo fondamento, se si
considera che la crisi del vecchio regime non fu un fenomeno
esclusivamente francese. [...].
La questione, per,  un'altra. La Rivoluzione Francese non pu
essere stata un fenomeno isolato, ma fu ben pi radicale di
qualunque altra rivoluzione contemporanea, e le sue conseguenze
furono quindi ben pi profonde. In primo luogo, essa avvenne in
quello che era il pi potente e popoloso stato d'Europa (esclusa
la Russia). Nel 1789 la popolazione francese era circa un quinto
di quella europea. In secondo luogo essa fu - unica fra tutte le
rivoluzioni che la precedettero e la seguirono - una rivoluzione
sociale di massima, infinitamente pi radicale di qualunque altra
analoga sollevazione. Basti dire che i rivoluzionari americani e i
giacobini inglesi emigrati in Francia a causa delle loro
tendenze politiche, scopersero, una volta l, di essere, al
confronto, dei moderati. Tom Paine [scrittore e politico inglese
che parteggi per i coloni americani] era un estremista in Gran
Bretagna e in America, ma a Parigi era il pi moderato dei
girondini. La conseguenza delle rivoluzioni americane si risolse
generalmente nel fatto che quei paesi continuarono ad andare
avanti press'a poco come prima, con la sola differenza che era
stato eliminato il controllo politico degli Inglesi, degli
Spagnoli e dei Portoghesi. La conseguenza della Rivoluzione
Francese fu invece la fine dell'ra di Madame Dubarry [nobildonna,
favorita di Luigi quindicesimo] e l'avvento dell'ra di Balzac
[Honor de Balzac, scrittore che rappresent la nuova civilt
borghese].
In terzo luogo, sola fra tutte le rivoluzioni contemporanee,
quella francese fu una rivoluzione ecumenica. I suoi eserciti si
levarono per rivoluzionare il mondo; le sue idee lo
rivoluzionarono veramente. [...].
La sua influenza indiretta  universale, perch forn il modello a
tutti i movimenti rivoluzionari successivi, e i suoi insegnamenti
- interpretati da un punto di vista particolare - sono contenuti
nel socialismo e nel comunismo moderno.
La Rivoluzione Francese rimane dunque la rivoluzione di quel
tempo, e non semplicemente una delle tante, anche se la pi
importante. Le sue origini debbono perci ricercarsi non solo
nelle condizioni generali dell'Europa, ma nella specifica
situazione della Francia. La sua particolare caratteristica si pu
forse illustrare pi efficacemente da un punto di vista
internazionale. Per tutto il secolo diciottesimo la Francia fu la
maggior rivale economica internazionale della Gran Bretagna. Il
suo commercio estero, che si quadruplic tra il 1720 e il 1780,
era causa di apprensioni; il suo sistema coloniale era in certe
zone - per esempio nelle Indie Occidentali - pi dinamico di
quello inglese. Tuttavia la Francia non era una potenza come la
Gran Bretagna, la cui politica estera era gi determinata
sostanzialmente dagli interessi dell'espansione capitalistica. Era
la pi potente e sotto molti aspetti la pi tipica delle antiche
monarchie assolute aristocratiche d'Europa. In altre parole, il
conflitto tra la struttura ufficiale e gli interessi acquisiti del
vecchio regime da una parte e le nascenti nuove forze sociali
dall'altra era pi acuto in Francia che altrove. [...].
Le 400.000 persone circa che tra i ventitr milioni di Francesi
costituivano la nobilt, la classe eletta della nazione, pur non
essendo protette in maniera cos assoluta come in Prussia o
altrove contro l'intrusione dei ceti inferiori, si trovavano
tuttavia in una posizione abbastanza sicura. Esse godevano di
notevoli privilegi, fra cui parecchie esenzioni fiscali - non
tante, per, quante ne aveva il clero, ch'era meglio organizzato -
e il diritto di percepire tributi feudali. Politicamente la loro
situazione era meno brillante. La monarchia assoluta, pur essendo
nel suo ethos [spirito, essenza] interamente aristocratica e
persino feudale, aveva privato i nobili della loro indipendenza e
iniziativa politica e aveva abolito, fin dove era possibile, le
loro antiche istituzioni rappresentative: gli tats e i parlements
[tats: gli Stati Generali, convocati per la prima volta nel 1302
da Filippo quarto; parlements: assemblee di proprietari e di
notabili]. Questo fatto creava uno stato di continua irritazione
non solo tra la pi alta nobilt ma anche tra la pi recente
noblesse de robe [nobilt di toga, composta da borghesi che
acquistavano cariche pubbliche e magistrature], creata dai re per
vari motivi, principalmente per scopi finanziari e amministrativi:
una classe media governativa nobilitata che esprimeva, fin dove
poteva, attraverso i tribunali e gli tats ancora esistenti, il
duplice malcontento degli aristocratici e dei borghesi. Dal punto
di vista economico i crucci dei nobili non erano affatto
trascurabili. Guerrieri e non trafficanti, per nascita e per
tradizione - ai nobili era persino proibito formalmente di
esercitare un commercio o una professione -, essi potevano contare
solo sulle rendite delle loro propriet, o, se appartenevano alla
minoranza privilegiata della grande nobilt o della nobilt di
corte, su ricchi matrimoni, pensioni di corte, donazioni e
sinecure. Ma le spese inerenti alla loro posizione erano forti e
crescenti, mentre le loro rendite - poich raramente erano abili
amministratori delle loro ricchezze, se pure le amministravano -
diminuivano. Per di pi l'inflazione tendeva a ridurre il valore
delle rendite fisse, quali erano quelle della propriet.
Era quindi naturale che i nobili cercassero di sfuttare l'unica
loro prerogativa: i privilegi riconosciuti della loro classe. Per
tutto il secolo diciottesimo, sia in Francia che in altri paesi,
essi presero continuamente a usurpare le cariche che la monarchia
assoluta aveva preferito affidare a uomini della borghesia,
tecnicamente competenti e politicamente innocui. Nel 1780 erano
necessari quattro quarti di nobilt persino per diventare
ufficiali dell'esercito; i vescovi erano tutti nobili, e le stesse
intendenze - le chiavi di volta dell'amministrazione regia - erano
in gran parte cadute nelle mani della nobilt. Di conseguenza, la
nobilt non solo esasperava i sentimenti della borghesia con la
sua vittoriosa concorrenza nella conquista delle cariche
ufficiali, ma minava addirittura lo stato stesso con la sua
tendenza ad impadronirsi sempre pi dell'amministrazione
provinciale e centrale. Allo stesso modo i nobili - e specialmente
i piccoli signorotti di provincia, le cui risorse erano altrimenti
assai limitate - tentavano di controbilanciare il declino delle
loro rendite sfruttando al massimo i loro considerevoli diritti
feudali di esigere denaro o, pi raramente, prestazioni dai
contadini. Nacque addirittura una nuova professione, quella dei
feudisti, col compito di riesumare antichi diritti di questo
genere caduti in disuso o di trarre il massimo da quelli che erano
ancora in vigore. Il pi famoso rappresentante di questa corrente,
Gracco Babeuf, doveva poi diventare, nel 1796, il capo della prima
rivolta comunista della storia moderna. La nobilt, quindi,
esasperava non solo la borghesia ma anche i contadini.
La posizione di questi, che costituivano forse l'80 per cento di
tutta la popolazione francese, era tutt'altro che brillante. Vero
 che in generale essi erano liberi e spesso anche proprietari di
terre. Le propriet dei nobili coprivano infatti solo un quinto
dei terreni, e forse un altro 6 per cento - con qualche variazione
da regione a regione - era costituito dalle propriet del clero.
In effetti, per, la grande maggioranza era nullatenente o
possedeva poco, e questa deficienza era aumentata dal prevalente
regresso tecnico; inoltre il bisogno generale di terra si
accresceva sempre di pi con l'aumentare della popolazione. I
diritti feudali, le decime e le tasse toglievano al contadino una
vasta e sempre maggiore porzione delle sue entrate, e quel che
rimaneva andava sempre perdendo valore a causa dell'inflazione.
Perch solo una minoranza dei contadini, quelli cio che potevano
disporre di un costante eccesso di produzione per la vendita,
traeva beneficio dal rialzo dei prezzi: tutti gli altri, in
qualche modo, ne erano danneggiati, specialmente in tempi di
scarso raccolto, quando la carestia faceva salire i costi alle
stelle. Non vi  dubbio quindi che per tutti questi motivi nei
venti anni che precedettero la Rivoluzione la situazione dei
contadini fosse peggiorata.
I guai finanziari della monarchia precipitarono gli eventi. La
struttura amministrativa e fiscale del regno era quanto mai
antiquata, e [...] i tentativi di riforma compiuti per sanarla nel
1774-76 erano falliti, sconfitti dalla resistenza degli interessi
padronali rappresentati dai parlements. Poi la Francia venne
coinvolta nella guerra d'indipendenza americana. La vittoria
sull'Inghilterra fu ottenuta a prezzo di una completa bancarotta,
sicch la Rivoluzione Americana pu arrogarsi il merito di essere
stata la causa diretta di quella francese. Vari espedienti furono
tentati con sempre minor successo, ma nulla che non fosse una
riforma radicale, capace di mobilitare tutte le reali e
considerevoli risorse fiscali del paese, avrebbe potuto sanare una
situazione nella quale le spese superavano le entrate di almeno il
20 per cento e nella quale nessuna economia efficace era
possibile. Perch, sebbene la responsabilit della crisi sia stata
spesso attribuita alle stravaganze di Versailles, nel 1788 le
spese di corte non ammontavano che al 6 per cento della spesa
totale. Un quarto del bilancio era assorbito dalla guerra, dalla
flotta e dalla diplomazia e non meno della met serviva per pagare
i debiti esistenti. Guerra e debiti - la guerra americana e i
debiti che essa comport - spezzarono le reni della monarchia.
Della crisi del governo approfittarono l'aristocrazia e i
parlements. Essi si rifiutarono di pagare se non fossero stati
estesi i loro privilegi. La prima breccia aperta nel fronte
dell'assolutismo fu una assemblea di notabili, raccogliticcia,
pur nondimeno ribelle, convocata nel 1787 per esaudire le
richieste del governo. La seconda, e pi decisiva, fu la disperata
decisione di convocare gli Stati Generali, l'antica assemblea
feudale del regno, sepolta sin dal 1614. La Rivoluzione cominci
quindi col tentativo dell'aristocrazia di impadronirsi nuovamente
dello stato. Fu un tentativo sbagliato per due motivi: esso
sottovalutava le aspirazioni indipendentiste del terzo stato -
quell'entit fittizia che avrebbe dovuto rappresentare tutti
coloro che non appartenevano n alla nobilt n al clero, ma che
in realt era dominata dalla borghesia - e trascurava la profonda
crisi economica e sociale in mezzo alla quale faceva cadere le sue
richieste politiche.
La Rivoluzione Francese non fu attuata o guidata da un partito o
da un movimento organizzato nel senso moderno della parola, n da
uomini che tentavano di attuare un programma sistematico. E non
ebbe neppure dei capi del tipo di quelli a cui ci hanno abituati
le rivoluzioni del secolo ventesimo, almeno fino alla guerra post-
rivoluzionaria di Napoleone. Cionondimeno, un sorprendente
consenso di idee generali in seno a un gruppo sociale abbastanza
compatto diede al movimento rivoluzionario una effettiva unit.
Questo gruppo era la borghesia; le sue idee erano quelle del
liberalismo classico, quali erano state formulate dai filosofi,
dagli economisti e propagate dalla massoneria e da associazioni
a carattere non ufficiale. Sotto questo aspetto il merito della
Rivoluzione pu essere giustamente attribuito ai filosofi.
Sarebbe certo scoppiata anche senza di loro; ma grazie a loro essa
non segn soltanto il crollo di un vecchio regime, bens l'avvento
rapido ed effettivo di un regime nuovo.
